Il trenino di Palestro

Ciuf!Ciuf!


E all'improvviso torni bambina e la spensieratezza prende il posto della malinconia! Sto parlando del trenino dei giardini di Palestro, uno dei pochissimi polmoni verdi rimasti dentro la città di Milano.

Era da un pezzo che desideravo salire sopra quel trenino, ma la malinconia prendeva il sopravvento.

La mia fanciullezza è ormai lontana.

Di recente, però, sono riuscita a farmi coraggio e a fare uno strepitoso viaggio su questo trenino così piccolo ma così immenso!

Salita a bordo con ancora un po' di titubanza, mentre vedevo dolcemente scorrere gli alberi e il boschetto incantato, mi sono chiesta se i "grandi" della Terra sono mai stati bambini, o se se lo ricordano, e se ogni tanto ripensano e aprezzano i doni che solo quell’età ci regala.

Il trenino dei giardini di Indro Montanelli (fermata MM1 Palestro), viene utilizzato da grandi e bambini, e ci permette di "cancellare", almeno momentaneamente, le angoscie e i brutti momenti che la vita, spesso e volentieri, ci costringe ad affrontare.


Il trenino è una installazione permanente, presente in loco sin dalla fine dei gloriosi anni 60. Gestito per quasi 50 anni dal signor Vincenzo, dipendente dei primissimi proprietari e ora andato in pensione, è  passato di mano a Manuela e alla sua famiglia di esperti giostrai.

E sempre la dolcissima Manuela, donna simpatica,  aperta al dialogo e estremamente accogliente, ci ha raccontato la storia di questo piccolo ma grazioso angolo di autenticità che, aimè, a Milano e in tantissime grandi città, si sta perdendo per dare sempre più spazio ad assurde modernità e brand omologati. 

Manuela, mostrandoci la casetta che funge da cassa, e che è difficile non notare passeggiando sotto i ricchi colori degli alberi autunnali,  ci ha raccontato la storia dell’impianto, e spiegato che la manutenzione del piccolo spazio, occupato anche da animali di terracotta e personaggi delle fiabe,  non è facile. 

Anzi.


Tante le cose che ci sono da fare ogni giorno: tagliare l’erba e potare gli alberi, tenere sotto controllo le luci e l’impianto elettrico, mantenere la pulizia dentro e fuori la recinzione, accogliere i piccoli e grandi "viaggiatori", ma sopratutto imparare a tenere  l’orecchio fisso ai rumori della locomotiva, il più importante dei quattro vagoni di cui è composto il convoglio. Una delicatezza che si impara lavorandoci sopra tutti i giorni, e captando ogni minimo problema.

Perchè non è affatto facile  guidare un trenino...tutt’altro!


È fondamentale ascoltarlo mentre si muove, per intercettare ogni minimo rumore, ogni suono strano, cercando di capire cosa effettivamente sta funzionando e cosa no. 

Manuela, o chi sta guidando il trenino in quel momento, è come il cardiologo che ascolta il nostro cuore, ascolta quello che il trenino vuole comunicare. Perchè anche le macchine, come gli uomini, hanno una voce e un cuore.

Il trenino, situato nei giardini di Porta Venezia, proprio dietro il Museo di Storia Naturale,  è aperto tutti i giorni, tranne, naturalmente, in caso di maltempo, dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 19.00. Invece nel fine settimana fa orario continuato dalle 10.00 alle 19.00. 


Alla fine del viaggio, quando ancora un po' triste sono scesa dalla mia carrozza, ho pensato a voi per consigliarvi una ennesima esperienza corporea. Un’esperienza magica, che non merita moltissime parole, secondo il mio modesto parere, ma merita di essere vissuta almeno una volta, per fare uscire il bambino che è dentro ognuno di noi, e che spesso, purtroppo, tendiamo a tenere nascosto.

Ciuf Ciuf!

E buon viaggio a tutti!


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