Grigio Pendolare, intervista alla autrice


Di recente, complice anche lo scrittore Roberto Robert, di cui ho letto il libro e ho avuto la fortuna di poterlo intervistare, mi è stato consigliato  il libro "Grigio pendolare" della giovanissima e emergente scrittrice Michelle Teani. Il libro, che narra le vicende di due giovani pontini, una lei che vive nelle periferie e un lui nella Latina bene, è quello che potremmo definire un vero e proprio "teen drama" adolescenziale. Una vera e propria denuncia di questi tempi così accellerati e pieni di insoddisfazioni, e dove i giovani, proprio a causa del  modo esagerato di vivere dei loro genitori, sono spesso e volentieri abbandonati al loro destino.

Da accanita lettrice però, devo dire che questo romanzo, anche per certi versi molto crudo, non è riuscito a farmi entrare in empatia con i personaggi... 

Sarà che Federica e Tommaso, i due protagonisti principali, sono due adolescenti e io l'adolescenza l'ho superata da un pezzo.

Sarà che io, oggi cresciuta e diventata una donna, ho sempre cercato di trovare il bello nelle cose della vita, pur sapendo che questa è molto dura e per qualcuno ancora di più. 

Sarà perchè cerco di non arrendermi alla “sfiga" continuando a lottare per ciò che ritengo giusto.

Sarà perchè mi ritengo una persona positiva e non voglio perdere la sfiducia nel riscatto.

Ma comunque, come dico spesso nei miei articoli, o interviste, sono una persona molto curiosa e aperta ad ogni tipo di esperienza. Ma sopratutto sono una persona libera e combattiva, che lascia perciò spazio a chi la pensa diversamente da me. 

E quando inizio una cosa, la devo portare a termine.

Detto ciò!

Una volta finito il libro ho contattato la giovane scrittrice e le ho fatto qualche domanda in merito al suo romanzo d'esordio! 


Ecco qui di seguito cosa ha detto ai microfoni di Pasticcio Di Rapanelli.

 


1.   I fatti narrati all’interno del tuo libro prendono spunto da episodi che hai vissuto tu in prima persona o sono un insieme di storie che hai voluto collegare assieme?

Le vicende narrate sono tutte frutto della mia fantasia: nomi, fatti o eventi, non sono realmente accaduti. Ho voluto creare delle storie verosimili, in cui qualcuno potrebbe riconoscersi, anche sulla scia dei diversi fatti di cronaca avvenuti negli ultimi anni. I temi trattati nel romanzo, sono appena sfiorati, non vengono approfonditi in modo appropriato proprio per via della natura del genere a cui mi sono rifatta; (non volevo stendere un saggio, ma tracciare delle storie per dare voce ai diversi fenomeni che oggi, come ieri, sono abbastanza diffusi; con la differenza che nel “presente”, sono resi più visibili tramite l'informazione, l'educazione preventiva e i social).

 


2.     Con quale personaggio hai avuto più un moto di empatia?

Tommaso. Nonostante emerga poco, ha un carattere sensibile, è molto attento alle esigenze altrui: cerca in tutti i modi di fare il bene delle persone che lo circondano, dimenticandosi spesso di fare anche i suoi interessi. Sembra avere tutto sotto controllo, ma a conti fatti è un giovane ragazzo alla ricerca di sé, è normale non abbia risposte a tutte le domande del caso.

 


3.     Credi che il silenzio di Federica sia giusto? Tu come avresti reagito ad una situazione così delicata?

Il tema del “giusto” e “sbagliato” è il fulcro centrale della storia. Siamo cresciuti con l'idea che una cosa sia l'opposto dell'altra e viceversa. Si rischia di creare una narrativa in cui la vittima finisce per subire, quella che ad oggi viene definita “vittimizzazione secondaria” o in gergo “victim blaming”. Ossia spostare la responsabilità della violenza e del tempo passata a subirla, sulla vittima, (perché non ha parlato prima? Perché non si è rivolta a qualcuno di fiducia o non ha denunciato?). E' un tema molto delicato e il “prendere tempo” usato della protagonista, vuole rappresentare due fasi essenziali: la prima quella della presa di consapevolezza, (molte vittime non si sentono tali, devono spogliarsi del punto di vista di cui il proprio aggressore le ha rivestite, per prendere dimestichezza con la propria identità e il ruolo che stanno inconsapevolmente rivestendo); la seconda, quella del potere, (scegliere cosa farci con quell'informazione: “comprendo di essere vittima di violenza, ora cosa faccio?”). Sono due punti di rottura molto importanti, che successivamente conducono la vittima a decidere se continuare a sopportare ciò che è già noto e può “prevedere”, o affrontare l'ignoto senza sapere cosa l'aspetterà dall'altra parte. Queste sono domande di un certo calibro da sostenere, per un adulto, Federica nel libro è un’adolescente, il peso è il doppio. Non mi sono trovata nei panni di Federica, fortunatamente, ma questi quesiti in quanto donna, mi hanno sempre incuriosito: se mi trovassi in tali circostanze, avrei il coraggio e la forza di parlarne? O troverei rifugio nel silenzio? Ovviamente, a chiunque si trovasse a vivere circostanze simili, mi sento di dire: non sarà facile, ma avete il diritto di vivere una vita piena e se per farlo bisogna saltare nel vuoto, fatelo, anche se vi hanno tarpato le ali.

 


4.     Pensi che gli adolescenti di adesso nascondano bene i loro “disagi interiori” oppure non vivono situazioni tanto estreme?

Grazie alla diffusione dei social, credo che molti comportamenti disfunzionali, riguardanti i rapporti con i pari, il cibo, il proprio corpo, ecc...siano meno nascosti e più trattati, seppur con ancora troppe riserve. Sono temi caldi, sarebbe utili trattarli all’interno del sistema educativo e scolastico oltre che alla prima comunità sociale, (la famiglia). Sdoganare temi come questi, sta diventando una prerogativa social, che in pochi minuti e paragrafi minimi, devono proiettare fenomeni complessi, dare risposte spesso istantanee e riduttive. Facendo qualche ricerca, (dati ISTAT 2024- https://www.istat.it/comunicato-stampa/le-condizioni-di-vita-dei-minori-anno-2024/) , si può constatare che: il 26,7% dei minori in Italia, è a rischio di povertà o di esclusione sociale, quota che sale per i minori che risiedono nel Sud e nelle Isole (43,6%). Questa percentuale deve essere contestualizzata, io provo solo da profana a delineare un quadro: povertà ed emarginazione, se inseriti all'interno di contesti familiari già precari, (per formazione educativa dei genitori, composizione del nucleo familiare, instabilità economica, contatto diretto con comportamenti violenti o tendenze devianti con i propri pari o con familiari, malattie mentali, ecc...); sono fattori di rischio che predispongono alla comparsa di condotte devianti o comportamenti disfunzionali. Non sono fattori che determineranno sicuramente la comparsa di tali condotte, ma ne facilitano l'avvento. In Italia, non esiste un censimento rivolto esclusivamente alla violenza su minori, navigando in rete si può consultare il lavoro condiviso dal Progetto Dora, che ha provato in qualche modo a tracciare un segno a riguardo, (https://ares20.it/dora/). Con questi dati, e con il lavoro creato tramite il progetto sopra citato, voglio sottolineare il fatto che: queste realtà siano più diffuse di quanto pensiamo, il problema consta nella mancanza di dati (denunce, segnalazioni), che convalidano la loro esistenza. La paura di ritorsioni da familiari o terzi vicino ai minori che vivono in contesti fragili, assieme alla mancanza di concrete reti di supporto, sono alla base dell’omertà e dell’ignoranza legata a questo fenomeno. Dunque, queste situazioni estreme esistono, sono all’ordine del giorno, ma i numeri non sono sufficienti per imbastire un caso e determinare cambiamenti concreti e duraturi nella vita di questi ragazzi.

 


5.     Nel tuo libro parli di adolescenza difficile, anoressia, rabbia verso delle figure adulte non presenti nella vita dei protagonisti...come mai tutta questa disillusione verso questi adulti?

Nel libro ho voluto di proposito sottolineare una forte dualità tra adulti assenti e presenti. Abbiamo delle figure stabili a cui si rifanno i protagonisti, anche e soprattutto, nei momenti di difficoltà: Tommaso per esempio, chiede consiglio al suo professore di letteratura, quando comprende di non avere la capacità di un adulto, nel gestire la situazione che la sua amica, Federica stava vivendo. Allo stesso modo, Federica, trova “casa” rivolgendosi a Teresa ed Alfredo, la coppia di genitori più equilibrata nella vicenda. Il punto non è focalizzarsi sulla “rivalità” adulti-adolescenti, ma sul rapporto sano-disfunzionale che si crea tra i personaggi. I rapporti funzionano là dove c'è dialogo e comunicazione, anche e soprattutto su temi trattati come taboo. (Anna cresce libera, serena, con occhi curiosi, mangiando letteralmente la vita, per via del contesto che alle spalle gliel’ha permesso). Non si tratta di spostare tutta la responsabilità del rapporto genitori-figli, sui primi, ma di ricordare l'impatto che determina la figura negli adulti se presi come modello di riferimento dai figli. (In questo senso, otteniamo Federica e Tommaso che non soccombono ad un destino segnato perché hanno avuto altri adulti a cui rifarsi; mentre Tancredi e Ludovica, incontrano enormi fatiche nel costruirsi la propria identità, da soli, adottando scelte discutibili).

 


In conclusione...leggere è una cosa importantissima, ci fa conoscere mondi lontani dal nostro quotidiano, ed è quindi giusto sapere che il nostro modo di vivere non è l’unico possibile.

 

Quindi buona lettura e arrivederci al prosimo mese.

 

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